Maggio 24, 2022

Di Sorrentino Marco, De Rosa Mariapia, Cacciapuoti Lorenzo 5BL liceo De Carlo

Secondo i dati di Arcigay, ogni anno più di 100 persone subiscono abusi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere, numeri che molto probabilmente non riflettono la realtà effettiva del problema, in quanto basati sulle denunce fatte e sugli avvenimenti segnalati che hanno raggiunto i mass media.  Il 74% dei ragazzi omosessuali tra 13 e 26 anni racconta di aver subito almeno un episodio di bullismo omofobico o di discriminazione. E di questi il 36% è avvenuto a scuola.

Quindi in base a questi dati è chiara la chiara la necessità di porre fine agli episodi di omotransfobia, promuovendo una cultura del rispetto dell’altro. A questo proposito è stata presentata la legge Zan.

Il disegno di legge (DDL) Zan, prende il nome dal deputato del Partito Democratico che lo propone, Alessandro Zan. Esso prevede varie misure di prevenzione e un inasprimento delle pene contro le discriminazioni e i crimini nei confronti di persone omosessuali, bisessuali, transessuali, donne vittime di misoginia e disabili, ampliando un articolo del codice penale già esistente, l’articolo 604-bis. La proposta di questa legge ha acceso il dibattito pubblico e politico nel nostro paese.

Ricordiamo quando al concerto del 1° maggio, il rapper Fedez durante l’esibizione, criticò i leghisti per le posizioni omofobe e l’ostacolamento al disegno di legge Zan. E Fedez pronunciò alcuni «dei loro aforismi». Del tipo: «”Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”, Giovanni De Paoli, consigliere regionale Lega Liguria.

Con l’approvazione della legge, i crimini legati all’omofobia diventerebbero equivalenti ai crimini stabiliti dall’articolo 604 bis del codice penale, che contrasta razzismo e odio basati sulla religione, a cui verrebbero aggiunti quelli basati su genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.

Il disegno di legge istituisce anche una Giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, il 17 maggio di ogni anno per promuovere il rispetto e dell’inclusione di tutti e tutte nonché per contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Inoltre la legge prevede una pena da 6.000€ di multa a 18 mesi di carcere per chi commette atti discriminatori basati su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità; prevede un fondo da 4 milioni di euro per politiche relative alle pari opportunità; carcere da 6 mesi a 4 anni per chi commette violenze o spinge altri a commetterle per gli stessi motivi.

Secondo i risultati di un sondaggio condotto da “Linkiesta.it“, il 90% dei lettori era d’accordo con l’approvazione della legge, affermando che fosse importante far capire l’uguaglianza di tutti e che educare nelle scuole su questi temi fosse il primo passo per un’educazione al rispetto, in quanto la scuola dovrebbe aprire le porte al cambiamento ed affrontare tutti gli argomenti considerati ancora tabù.

Il disegno di legge Zan è stato approvato dalla Camera dei deputati il 4 novembre 2020 con 265 voti a favore e 193 contrari, la maggior parte provenienti dal centro-destra. Per diventare legge dovrà essere approvato anche dal Senato della Repubblica. La Lega Nord e Fratelli d’Italia, contrari al ddl, hanno bloccato

il voto per diversi mesi. Ora è stato calendarizzato, ma non c’è ancora una data precisa.

Chi è contrario al DDL Zan è preoccupato che possa limitare la propria libertà di espressione. Per questo all’interno della legge è presente una clausola di salvaguardia delle opinioni, che specifica che la legge punirebbe solo chi commette atti discriminatori o violenze o chi istiga altri a commettere tali atti.

Alcune persone si chiedono se questa la legge sia necessaria, e sempre tramite un sondaggio de “Linkiesta” l’80% erano favorevoli al quesito. Molti la ritengono una legge essenziale perché purtroppo, in Italia, discriminazioni del genere sono molto comuni; altri hanno sottolineato la forte diffusione di ignoranza e luoghi comuni e della mancanza di tutela nei riguardi di violenze fisiche o verbali.