Agosto 18, 2022

Vivere o “non vivere”: questo è il dilemma

Da un po’ di tempo a questa parte la nostra vita e le nostre abitudini sono cambiate, a causa di questa pandemia che ci sta distruggendo, portandoci via tutto ciò che ci è più caro.

Stiamo vivendo una vita che è una “non vita”, con il desiderio di rivivere al più presto tutte le cose che prima facevano parte della nostra esistenza quotidiana. Ormai è come se ci trovassimo tutti rinchiusi all’interno di una sorta di sfera di cristallo isolati e apparentemente protetti e al di fuori c’è il mondo che ci dice come bisogna comportarsi: restare a casa, uscire un solo membro della famiglia per fare la spesa, rispettare il coprifuoco. Dall’esterno, unitamente alle raccomandazioni, ai divieti e agli aggiornamenti, ci giungono improvvisi messaggi di speranza, che rafforzano quel sottinteso “andrà tutto bene”, che ci accompagna profeticamente da marzo scorso.

A noi sembra tutto un grande gioco dove noi cittadini non siamo altro che delle semplici pedine mosse come durante una partita a scacchi; ci muovono sulla scacchiera, dicendoci ciò che dobbiamo fare e ciò che invece dobbiamo evitare. Ogni tanto procediamo di qualche casella, ma talvolta ci viene fatto scacco.

Sembrano passati anni, eppure solo un anno fa noi ragazzi avevamo una vita normale, come quella di tutti i nostri coetanei. Frequentavamo la scuola, andavamo in palestra, uscivamo con gli amici, mentre ora l’unica cosa più emozionante della giornata è scatenare la nostra immaginazione la notte, quando possiamo evadere da tutto ciò che ci circonda almeno con il pensiero, per poter sognare quello che faremo dopo questo lungo periodo di “ibernazione”.

Probabilmente, l’unica cosa positiva di questa situazione è che stiamo riuscendo man mano ad apprezzare le piccole cose, come per esempio, vedere un film con i nostri cari oppure parlare al telefono con un nostro amico facendoci compagnia a vicenda, ripensando ai giorni passati e rivivendo tutto quello che fino a poco tempo fa ci sembrava scontato. Insomma, ci stiamo rendendo conto di quanto siano importanti i piccoli gesti che davamo per scontati e di cui spesso provavamo noia poiché, in fondo, sono quelli che restano nel cuore e che rendono la vita ricca di significato. È come avvertire il pieno e il bello del nostro recente passato, solo adesso che viviamo il vuoto e la monotonia quotidiana.

Durante questa fase della nostra vita stiamo addirittura apprezzando lo studio, che prima magari ci risultava noioso, e ad esser sinceri stiamo partecipando con molto piacere alle attività scolastiche, anche perché i nostri professori hanno adottato delle lezioni online che ci permettono non solo di seguire le loro spiegazioni, ma soprattutto di poterci “incontrare” e relazionare ogni giorno con i nostri compagni di classe che ci mancano davvero tanto. Per noi poter rivivere insieme le urla, le risate, la tensione per un compito in classe o un’interrogazione, se pur “a distanza”, ci aiuta a sentirci più uniti e ci fa vivere una specie di normalità.

Questa esperienza sta cambiando ognuno di noi e ci sta facendo affrontare sensazioni mai vissute prima. Di sicuro ognuno ha passato un momento di sconforto, si è sentito “debole” o non capace di poter affrontare la paura per un familiare ammalato o l’ansia di un contagio per i più fragili che conosciamo. Ciascuno ha sperimentato la solitudine e ha provato tristezza per la mancanza di abbracci di parenti e amici, per tutte le feste non festeggiate e i momenti non condivisi. In questo momento ci sentiamo come dei bambini in un corridoio buio, in attesa che qualcuno accenda una luce…Ma dobbiamo essere fiduciosi che questa situazione finirà, aspettando che questa nostra “non vita” ritorni ad essere vera vita!